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GHIPURO
E I SUOI BENEFICI
PER L’APPARATO
CARDIOVASCOLARE

Il colesterolo è una sostanza cerosa e grassa che si trova in tutte le cellule del corpo.

Questo ha bisogno proprio del colesterolo per produrre gli ormoni che lo proteggono, la vitamina D e i sali biliari necessari per la disgregazione di carboidrati, grassi e proteine.

Inoltre, il cervello e il sistema nervoso dipendono dal colesterolo per la creazione di neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina.

L’organismo produrrebbe tutto il colesterolo di cui ha bisogno, ma lo può assorbire anche dal cibo che mangiamo.

In definitiva attraverso il cibo possiamo “controllare” al meglio le funzionalità di questo importantissimo antiossidante.

HIGH DENSITY
LIPOPROTEIN
(HDL)

 

 LOW DENSITY
LIPOPROTEIN
(LDL)

Una cattiva reputazione

Ciò che comunemente si sa è che se hai troppo colesterolo, inizia ad accumularsi nelle arterie e questo può portare all’aterosclerosi (detta anche indurimento delle arterie). Quindi alti livelli di colesterolo possono causare problemi di flusso cardiaco e del sangue, portando a pericolosi coaguli e infiammazioni che possono causare infarti e ictus.

In realtà il solo livello elevato di colesterolo non determina il concreto rischio di cadere in queste problematiche.

Affinché le probabilità, che il manifestarsi di tali sintomatologie, siano elevate, concorrono una serie di precise circostanze e/o abitudini: pressione del sangue, stress, alimentazione scorretta, natura del colesterolo (cioè da cosa effettivamente è composto), indipendentemente dal fatto che fumi o meno, che hai o meno il diabete, la tua età, sesso e razza.

Secondo un studio dell’American Heart Association, molte persone non sanno nemmeno di avere valori del colesterolo alti, perché di solito non ci sono sintomi.
È questa la pericolosità maggiore, il suo SILENZIO.

Per diversi decenni, le raccomandazioni dietetiche prescritte dal mondo scientifico e medico per limitare l’assunzione di colesterolo erano di non assumerne più di 200 mg/dl al giorno per gli adulti sani. Tuttavia, sulla base di prove più recenti, ci sono importanti cambiamenti riguardo a questa attuale restrizione dietetica.

La verità è che non tutti gli alimenti ad alto contenuto di colesterolo sono dannosi.

In effetti, alcuni possono persino aumentare i livelli di colesterolo (HDL buono) e migliorare la salute cardiovascolare.

Alcuni alimenti possono persino aumentare i livelli di colesterolo (HDL buono) e migliorare la salute cardiovascolare.


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PURO è il MIGLIORE!

 

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Per distinguere gli alimenti ad alto contenuto di colesterolo che dovrebbero essere evitati rispetto agli alimenti ad alto contenuto di colesterolo che possono ancora essere consumati, il fattore più importante è l’infiammazione.

In genere una buona regola da ricordare è: gli alimenti che portano all’aumento di peso e all’infiammazione sono quelli che dovrebbero essere eliminati dalla dieta, mentre tutto ciò che rinforza e disintossica gli organi e promuovere la salute cardiovascolare andrebbe mantenuto.

 CHE COSA È L’INFIAMMAZIONE??

Ecco ciò che non sapevi

Colesterolo buono vs. colesterolo cattivo

Il colesterolo viaggia attraverso il flusso sanguigno in piccoli pacchetti chiamati lipoproteine, che sono costituiti da grasso all’interno e proteine all’esterno.

Poiché i grassi non sono solubili in acqua, questo legame con le proteine aiuta a spostarli attraverso il flusso sanguigno.

In particolare in tutto il corpo dovremmo avere sani livelli di queste due lipoproteine:

 

LIPOPROTEINE A BASSA DENSITÀ (LDL, Low Density Lipoprotein)

 

LIPOPROTEINE AD ALTA DENSITÀ (HDL, High Density Lipoprotein)

 

Sia le LDL che le HDL trasportano il colesterolo dentro e fuori le cellule e sono coinvolti nel controllo dei danni di cellule e tessuti.

Le LDL trasportano il 75% del colesterolo nel nostro corpo e sono i composti di colesterolo più coinvolti nel danno cellulare e nella riparazione e protezione dei tessuti. Le HDL fanno solo il 25% del lavoro; trasportano il colesterolo verso il fegato e fungono da sistema di riciclaggio del colesterolo del corpo.

L’LDL viene spesso “etichettato” come “colesterolo cattivo” perché, quando i livelli sono elevati, può portare ad un accumulo di colesterolo nelle arterie: in pratica, è legato ad una maggiore possibilità di sviluppare malattie cardiache. Esso aumenta anche il rischio della così detta malattia delle arterie periferiche, che può svilupparsi quando l’accumulo di placca riduce un’arteria che fornisce sangue alle gambe.

In realtà non tutto il colesterolo LDL è nocivo: esiste una sua variante (definita VLDL, Very Low Density Lipoprotein) composta da particelle molto piccole e dure, le quali possono passare attraverso la parete dell’arteria, esponendosi ad ossidazione a causa dei radicali liberi.

Per comprendere meglio la VERA funzione delle due diverse tipologie di Lipoproteine dobbiamo ricordare solamente due regole:

  1. l’HDL serve al nostro organismo per portare il colesterolo dalla periferia al fegato, quindi è molto importante che sia presente e funzionante
  2. l’LDL serve al nostro organismo per portare il colesterolo dal fegato alla periferia, ovvero verso le cellule per nutrirle.

Quando LDL arriva alle cellule, il fosfolipide che circonda la lipoproteina che contiene la parte “grassa”, viene consumato e il contenuto viene rilasciato all’interno della cellula stessa. Esso rappresenta una fonte di grande energia e ricostruzione strutturale.

La parte che non riesce ad essere “digerita” dalla cellula, viene secreta nel sangue sotto forma di HDL, per tornare al fegato, dove viene ricaricata ancora una volta e mutata in LDL con rotta di nuovo verso le cellule.

Ora ci sono due situazioni in cui tutto questo assume aspetti completamente opposti.

In effetti il problema non dovrebbe essere associato alla “reputazione” che associamo a queste due Liporpoteine, bensì all’analisi del comportamento della cellula.

In particolare nel caso di una cellula stressata oppure di una cellula rilassata ed elastica.

Cellula stressata

Abbiamo una cellula stressata quando viviamo situazioni che squilibrano l’ambito emotivo della nostra vita: relazioni difficoltose, situazioni familiari difficili oppure ambienti di lavoro complicati da gestire e così via…

In un tale scenario, essa tende a contrarsi e chiude i canali da e verso l’esterno: riduce il suo volume e i recettori (antenne sentinelle) che si trovano sulle membrane cellulari e che fungono da lasciapassare selettivo alle sostanze nutritive, chiudono le porte attendendo che tutto ciò che è in essa già contenuto, venga processato.

Ora, l’LDL (ma anche i nutrienti in genere) giunto al suo interno non viene trasformato e resta sotto forma di vacuolo incapsulato inerte.

Quando giunge altro LDL dall’esterno, attraverso un’alimentazione squilibrata, i recettori non lo fanno passare e resta stagnante nel sangue, quindi sale.

La mutazione in HDL non avviene, perché tutto resta intrappolato nella cellula, e i suoi valori scendono.

Quindi, come avrai potuto intuire, l’unica vera causa di squilibrio dei valori di LDL e HDL resta lo stato della cellula!

Conseguentemente la soluzione va ricercata da una parte nel tentare di “rosolvere” ciò che avvelena cuore, mente e corpo, curando la qualità della vita e dall’altra facendo molta attenzione a cosa poni tutti i giorni sul tuo piatto.

Il cibo viene assimilato in maniera completamente diversa a seconda della nostra singola natura.

Essendo tutti diversi, per natura, sesso, storia personale e genetica dovremmo preoccuparci di “capire” bene cosa ci avvelena e cosa invece ci nutre davvero!

Cellula rilassata ed elastica

In una situazione invece di perfetto funzionamento e di “rilassamento psicofisico”, LDL e HDL lavorano sincronicamente affinché tutto il necessario per vivere in salute venga trasportato e giunga a destinazione.

Le cellule si comportano in modo naturale, lasciando passare al loro interno tutte le sostanze nutritive e rilasciando ciò che invece non utilizzano come materiale di scarto o tossine.

In questo modo esse si rigenerano, “respirano” e gli organi e i tessuti da esse composti possono mantenere un efficienza alta, una buona tonicità, ma soprattutto rallentano il loro invecchiamento.

Ovviamente tutto questo può essere agevolato o rallentano anche dalle nostre abitudini a tavola.

In effetti il “giusto” cibo, può molto facilmente assumere un duplice aspetto: appesantirci e intossicarci, perché non adatti alla nostra unicità, oppure trasformarsi in una vera e propria”medicina” che si prende cura di noi e ci mantiene svegli, forti e sani.

Ma cosa si intende per “giusto” cibo e come capire cosa mi sta avvelenando oppure nutrendo davvero?

 

Ecco le risposte

In generale vale la regola che un LDL alto e quindi troppo presente nel sangue, è eccessivamente esposto ad ossidazione e di conseguenza viene danneggiato.

Per contro, mantenendo le giuste proporzioni tra HDL e LDL, questo rischio diminuisce molto, riuscendo a tenere puliti organi e sangue ed evitando, dunque, l’accumulo di inutili tossine.

Quello che accade nella maggior parte delle situazioni dove sono presenti costantemente cibi elaborati, molti carboidrati raffinati e non, alimenti confezionati e industriali, è che si origina il pericoloso colesterolo ossidato che è l’effettiva causa della formazione della placca nelle arterie.

Come abbiamo visto, l’HDL, noto come “buono”, trasporta il colesterolo dalla periferia al fegato e, fungendo da “spazzino”, libera la circolazione da eccessive quantità di grasso.

Quando si hanno livelli elevati di colesterolo HDL, tipicamente si abbassano le probabilità di sviluppare malattie cardiache.

Ecco spiegato il perché chi è affetto da patologie che interessano il sistema cardiocircolatorio, ha i valori tipicamente caratterizzati da HDL basso e LDL alto.

ATTENZIONE: avere un HDL basso può essere anche più pericoloso dei livelli alti di LDL, poiché, a causa della mancanza del primo, quest’ultimo non si dissolve.

La misura dei livelli di colesterolo nel sangue (colesterolemia) è uno degli esami che vengono prescritti con maggiore frequenza per valutare lo stato del sistema circolatorio di una persona.

  • Il colesterolo totale esprime la quantità complessiva di colesterolo contenuto nelle varie lipoproteine (LDL + VLDL + HDL).
  • Come si può notare essendo la somma di 3 fattori, oltre alla colesterolemia totale, è importante misurare anche la quantità dei due tipi principali di colesterolo, ossia le singole frazioni LDL e HDL.
  • Il rapporto tra il valore del colesterolo totale e quello dell’HDL indica, il rischio di eventi cardiovascolari che una persona corre.
    Il numero che si ottiene dovrebbe essere: inferiore a 5 per l’uomo e a 4,5 per la donna

Cosa puoi fare allora per abbattere il rischio di malattie cardiovascolari?

La prima cosa da fare se si vuole intervenire fattivamente sul problema è sapere di averlo.

Come detto prima, iniziamo con il cercare di cadere il meno possibile in situazioni di forte stress, distraendoci da ciò che ci rende tesi, preoccupati e chiusi.

L’attività sportiva come la palestra, il nuoto e soprattutto quella che lavora anche su un riequilibrio interno, come lo Yoga, il Taichi, Qi Gong, Pilates e così via, sono sicuramente un ottimo metodo per facilitare l’utilizzo e lo smaltimento di grassi in eccesso.

Anche una semplice passeggiata di 30 minuti la sera prima di coricarsi, ti allontanerebbe molto dalla zona di pericolo.

Frequentare buone amicizie, godersi una serata in compagnia in modo da allentare le tensioni accumulate durante il giorno sono molto di aiuto, come hai potuto capire leggendo sopra.

Ovviamente sono sempre consigliati controlli periodici a seconda della tua età, in modo da tenere sotto osservazione i valori che compongono il tuo colesterolo.

Ma ciò che puoi fare da subito è intervenire su ciò che compone il tuo pasto tutti i giorni.

È qui che si insidia maggiormente il rischio di accumulare grassi che purtroppo non possono essere trasformati e che inevitabilmente vanno incontro ad ossidazione.

Allora cosa fare?

  • ridurre dunque tutto ciò che contiene grassi idrogenati, trans e polinsaturi. Questi ultimi, come gli oli vegetali di semi, tendono ad irrancidire molto facilmente già a temperatura ambiente. Hanno la caratteristica di essere instabili e tendono dunque ad ossidarsi velocemente.
  • ridurre certamente tutti i cibi che, se non utilizzati, si trasformano in grasso.
    Ne sono un esempio i carboidrati (es. pasta, pane, pizza, crackers e tutti i prodotti da forno o da farine) sempre troppo presenti nella maggior parte dei casi (vedi dieta Mediterranea). In media li troviamo costantemente in colazioni, spuntini, pranzi e cene.
    È sempre più noto che oggi il loro consumo va oltre il reale quantitativo energetico medio di cui un uomo necessiti, visto lo stile di vita che lo vede seduto e fermo nella maggior parte della giornata.
    In questo contesto tutto la parte zuccherina non impiegata nel generare energia viene “stoccata” in parte nelle cellule e in parte nel fegato trasformandosi nel primo caso in tessuto adiposo, colesterolo alto, fegato steatosico, alterazioni delle normali funzioni dell’apparato endocrino, allergie e intolleranze, sindromi da deficit di attenzione (soprattutto per i bambini) e nel secondo in trigiliceridi che tendono ovviamente a salire e a contribuire a rendere l’organismo vulnerabile ai problemi cardiocircolatori.

Nella maggior parte di questi casi, svolge un ruolo fondamentale uno degli ormoni prodotti da Pancreas: l’insulina.

Questa ha lo scopo di pulire e trasportare verso le cellule lo zucchero dal sangue. In questa maniera la circolazione non vede permanere il glucosio nel suo ambiente, cosa, che se avvenisse (vedi diabete, in tutte le sue forme), sarebbe molto pericolosa per l’organismo.

Il continuo consumo di prodotti derivati da cereali, come già detto, fa salire la glicemia e l’insulina deve ripetutamente e ciclicamente estrarre lo zucchero per poterlo depositare nelle cellule, il quale se non utilizzato o se in eccesso viene trasformato in grasso.

Tra le moltissime proprietà tipiche dei grassi saturi a catena corta (come il ghi), spicca quella di riuscire ad accompagnare il rilascio degli zuccheri nel sangue in maniera lenta e costante, evitando dunque di cadere nel loop del “picco glicemico”, ovvero il susseguirsi costante di iperglicemia (pre insulina) e ipoglicemia (post insulina).

Questo andamento di up & down delle glicemie è ciò che scatena l’infiammazione degli organi, ci rende emotivamente instabili e abbassa notevolmente tutte le nostre difese immunitarie.

Come avrai potuto intuire, dunque, un uso intelligente del ghi può davvero fare la differenza tra l’essere sovrappeso, stanco e cagionevole e l’essere tonico, vigile e forte.

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