GLI ACIDI GRASSI
A CORTA CATENA.
IL “SALVA VITA”
DEL TUO INTESTINO.

GLI ACIDI GRASSI
A CORTA CATENA.
IL “SALVA VITA”
DEL TUO INTESTINO.

Gli acidi grassi a corta catena (SCFA) sono prodotti dalla flora batterica dell’intestino.

Essi sono la principale fonte di nutrimento per tutte le cellule che lo costituiscono.

Essi possono contribuire a ridurre il rischio di disturbi infiammatori importanti come il diabete di tipo 2, l’obesità, le malattie cardiache e molte altre patologie.

Cosa sono gli acidi grassi a corta catena?

Sono molecole caratterizzate da meno di 6 atomi di carbonio (C).

Vengono prodotti attraverso la fermentazione della microflora batterica partendo dai macronutrienti e donano forza e resistenza a tutto il tessuto che riveste l’intestino.

Sono così importanti e fondamentali per l’organismo che, anche se prodotti in eccesso, sono una delle riserve energetiche sulle quali esso può contare (10% circa del fabbisogno calorico giornaliero).

Gli SCFA sono disinfiammanti e sono coinvolti anche nella metabolizzazione di importanti nutrienti come i carboidrati e i grassi.

Il 95% degli acidi grassi a corta catena sono rappresentati da:

  • Acido Acetico (2 atomi di carbonio);
  • Acido Propionico (3 atomi di carbonio);
  • Acido Butirrico (4 atomi di carbonio);
  • Acido Valerico (5 atomi di carbonio).

Il Propionico è coinvolto principalmente nella produzione di glucosio nel fegato, mentre l’Acetico e il Butirrico sono incorporati negli altri acidi grassi e nel colesterolo.

Il quantitativo di acidi grassi a disposizione dipende da molti fattori, tra cui il numero dei microorganismi presenti nell’intestino (microbiota intestinale), la qualità cibo e il tempo che quest’ultimo impiega per viaggiare lungo il digerente.

Acido Acetico (C2)
C2H4O2

Acido Propionico (C3)
C3H6O2

Acido Butirrico (C4)
C3H7COOH

Acido Valerico (C5)
C5H10O2

Acidi grassi a corta catena e i disturbi della digestione

Gli SCFA possono contribuire a migliorare alcuni disturbi legati al processo digestivo dei nutrienti.

Ad esempio il butirrato, come detto sopra, ha un effetto antinfiammatorio sull’intestino, rendendo più efficaci tutte le azioni volte a demolire e a trasformare il cibo.

I batteri intestinali convertono l’amido e la pectina in acidi grassi a corta catena: è dimostrato, infatti, che assumerli riduce, ad esempio, la diarrea nei bambini.

Anche la celiachia, la colite ulcerosa, il morbo di Crohn e la Sindrome dell’Intestino Permeabile, principali patologie intestinali croniche di natura infiammatoria (MICI – in inglese IBD Inflammatory Bowel Disease), vengono trattate, con ottimi risultati, attraverso l’impiego dell’acido butirrico.

Studi su animali hanno dimostrato che sia il butirrato che l’acetato riducono l’infiammazione dell’intestino.

Per contro, bassi livelli di acidi grassi a corta catena vengono relazionati con il peggioramento di coliti ulcerose e celiachia.

Anche sull’uomo, studi recenti, hanno dimostrato e confermato che gli SCFA, in particolar modo il butirrato, possono migliorare i sintomi della colite ulcerosa, della celiachia e del morbo di Crohn.

In particolare si è scoperto che gli alimenti ricchi di butirrato, unitamente a integrazione di particolari probiotici, portano a miglioramenti clinici e remissione nel 53% dei pazienti affetti dal morbo di Crohn.

Per i pazienti con colite ulcerosa e celiachia, un enteroclisma di acidi grassi a corta catena, due volte al giorno per 6 settimane, aiuta a ridurre i sintomi del 13%.

Acidi grassi a corta catena e cancro al Colon

Gli acidi grassi a corta catena hanno un ruolo chiave nella prevenzione e nel trattamento di alcuni tipi di cancro, principalmente in quello del Colon.

Studi di laboratorio dimostrano che proprio il butirrato aiuta le cellule del colon a rimanere sane, impedendo la crescita delle cellule tumorali e incoraggiando la distruzione delle cellule cancerogene.

Numerose osservazioni scientifiche trovano una connessione diretta tra alimentazione e ridotto rischio di cancro al Colon.

Molti esperti presuppongono che la produzione di acidi grassi a corta catena possa essere, in buona misura, responsabile di tale fenomeno.

Processo riscontrato e verificato anche sugli animali.

I topi con una dieta ricca in fibre un intestino colonizzato da batteri che producevano butirrato, ad esempio, hanno avuto il 75% in meno di tumori rispetto ai topi che non ne avevano.

Tali ricerche hanno dato modo di giungere ad un’importante e fondamentale conclusione:

 

la sola dieta ricca di fibre (senza i batteri che le trasformano)
non ha effetti protettivi contro il cancro al Colon.

Allo stesso modo una dieta povera in fibre
(anche in presenza di batteri che favoriscono la produzione di acidi grassi)
è anch’essa inefficace.

In altre parole è la “sinergia”
tra alimentazione ricca di fibre e corretta qualità di batteri intestinali
a rendere l’organismo molto più forte e sano.

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Con gli acidi grassi a corta catena è possibile perdere peso?

La tipologia dei microorganismi presenti nell’intestino può influenzare l’assorbimento dei nutrienti e la regolazione energetica, influendo così sull’insorgenza di alcune patologie come l’obesità.

Negli ultimi anni alcune ricerche nell’ambito dei disturbi alimentari hanno dimostrato che gli acidi grassi a corta catena regolano il metabolismo dei lipidi aumentando l’effetto brucia grassi e diminuendo l’accumulo di adipe.

Quando questo succede la quantità degli acidi grassi nel sangue si riduce e ciò contribuisce a difendersi dall’aumento di peso.

Questo effetto è stato riscontrato anche in applicazioni sperimentali sugli animali: dopo un trattamento di 5 settimane con butirrato, i topi obesi hanno perso il 10,2% del loro peso di partenza e il grasso corporeo è diminuito del 10%.

Quali sono gli alimenti più indicati da cui ricavare gli acidi grassi a corta catena?

Gli alimenti naturalmente ricchi di acidi grassi a corta catena sono quelli ricchi in fibra come la frutta, la verdura e i legumi.

Ovviamente anche i prodotti a base di grassi come il burro, ma ancor meglio il Ghee, sono un ottimo modo di introdurre questi nutrienti.

Ad ogni modo ecco gli alimenti che contribuiscono di più alla loro sintesi:

  • Inulina: puoi assumere inulina da carciofi, aglio, porri, cipolle, farro, segale e asparagi;
  • Frutto-oligosaccaridi (FOS): i FOS si trovano in vari tipi di frutta e verdura, tra cui banane, cipolle, aglio e asparagi;
  • Pectina: buone fonti di pectina sono le mele, le albicocche, le carote, le arance;
  • Tutti i tipi di aceto non pastorizzato;
  • Cibi e bevande fermentati: tutti i latto-fermentati e i cibi fermentati (crauti, kimchi, kefir, sottaceti, panna acida, yogurt, ketchup, maionese, senape;
  • Grassi: i grassi vengono convertiti in acidi grassi a corta catena nell’intestino tenue. Il migliore veicolo per gli SFCA è il Ghee, naturalmente ricco di acidi grassi a catena corta, immediatamente disponibili.

 

Attenzione, però, se l’intestino non ha un microbiota equilibrato ed efficace, tali alimenti così importanti per la sintesi degli acidi grassi possono trasformarsi in fonte di fermentazione, gonfiore e gravi segnali di infiammazione intestinale.

 

Il corpo, come descritto sopra, è ricco di colonie di batteri fondamentali noti come microbiota.

Il loro numero supera di un ordine di grandezza quello delle stesse cellule che formano l’organismo (cellule 1013 contro batteri 1014, 10 volte in più).

Basterebbe solo questo per intuire quanto sia determinante lo stato di salute ed efficienza del microbiota.

In un organismo in equilibrio questi batteri determinano la corretta progressione di gran parte dei processi biologici.

In gergo più tecnico una tale condizione si definisce di “Eubiosi” (equilibrio della flora intestinale).

Quando una di queste colonie batteriche prolifera in modo eccessivo o diminuisce favorendo la colonizzazione di quella patogena, invece si parla di “Disbiosi” (squilibrio della flora intestinale).

Alcuni effetti della Disbiosi sono temporanei e lievi e l’organismo può correggere lo squilibrio senza difficoltà.

Esistono casi però (purtroppo in numero sempre più crescente), in cui questo disequilibrio è molto pronunciato aprendo la strada a segnali anche importanti che spesso si manifestano sottoforma di fastidiosi sintomi.

Uno di questi è l’infiammazione cronica delle pareti dell’intestino, esposte sempre più a batteri patogeni che non permettono:

  • il corretto funzionamento dei villi;
  • il filtraggio selettivo di sostanze nutrienti;
  • la naturale demolizione dei macronutrienti in micronutrienti;
  • il mantenimento della opportuna qualità dei muchi protettivi intestinali impiegati per evitare che sostanze non correttamente trasformate passino nel flusso sanguigno.

Se non si interviene per tempo e si lascia che questa situazione persista, si rischia di iperinfiammare i tessuti intestinali interni a tal punto da creare delle “micro ferite” fino ad arrivare alla comparsa di dolorose ulcere.

Quando ciò avviene si assiste appunto alla “migrazione” di sostanze non trasformate (non biologicamente utili) direttamente nel sangue, scatenando una risposta continua e massiva del sistema immunitario che deve disattivare il loro potenziale tossico.

Ecco perché, spesso, ci troviamo improvvisamente a fare i conti con:

  • alitosi;
  • mal di stomaco;
  • nausea;
  • stipsi;
  • diarrea;
  • difficoltà ad urinare;
  • prurito vaginale o rettale;
  • gonfiore;
  • dolore al petto;
  • eruzione cutanea o arrossamento;
  • astenia;
  • difficoltà a pensare o a concentrarsi;
  • ansia;
  • depressione;
  • allergie;
  • intolleranze alimentari.

     

    Leggi di più sull'infiammazione

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        Queste alcune delle più importanti cause, di origine alimentare e non, che possono facilmente innescare fenomeni di Disbiosi:

        • alimentazione squilibrata e ricca di zuccheri o additivi alimentari;
        • contatto o ingestione di sostanze chimiche come i pesticidi su frutta non lavata bene;
        • bevande alcoliche;
        • antibiotici;
        • scarsa igiene dentale;
        • alti livelli di stress o ansia;
        • lieviti;
        • parassiti intestinali.

        Esistono, tuttavia, delle soluzioni che possono aiutare a far rientrare questo problema e sostenere, quindi, una migliore efficacia delle funzionalità dell’apparato gastrointestinale.

        • Elimina (anche per un periodo limitato) tutti gli alimenti che contribuiscono all’insorgenza di tali squilibri;
        • Sostituiscili con cibo facile da trasformare, ricco di grassi immediatamente disponibili, alimenti a basso carico glicemico;
        • Permetti la naturale fermentazione e la completa demolizione di proteine, carboidrati e grassi in amminoacidi, glucosio e acidi grassi;
        • Assumi pre e probiotici che aiutino a rinforzare e mantenere in equilibrio le colonie batteriche intestinali.

        In commercio esistono gli integratori di acidi grassi a corta catena sotto forma di sali di acido butirrico, generalmente indicati come sodio, potassio, calcio o magnesio butirrato, ma questa soluzione potrebbe non essere la più efficace.

        Gli integratori di butirrato, infatti, prima di raggiungere il colon dove sono più richiesti, vengono assorbiti nell’intestino tenue, non permettendo di giungere a destinazione.

        Per far si che venga superato quest’ostacolo occorre che la sintesi avvenga direttamente nell’intestino, grazie alla fermentazione del cibo da parte della microflora batterica.

        Aumenta le fibre, introduci i grassi
        e integra con il giusto apporto di probiotici:

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        Le fermentazioni primordiali permettono la completa demolizione (pre digestione) degli antinutrienti (lectine e acido fitico)
        e degli elementi pro infiammatori e insulinici
        (glutine e amidi)
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        I Frutto-oligosaccaridi sono i precursori degli acidi grassi a corta catena
        e permettono alle cellule intestinali di rispondere meglio alle stimolazioni dell’Alfa-Lattoalbumina
        utili alla crescita e allo sviluppo della corretta flora intestinale.

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        Fonti scientifiche